Accordo di cartello per aumento di tariffe? Antitrust dice di no

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Con la relazione pubblicata in data 28 Agosto 2017 l’Antitrust ha dichiarato che in seguito alle indagini compiute, “Non è emerso nessun Disegno Collusorio tra i principali operatori del ramo RCA atto a determinare un aumento delle tariffe”. Questo è l’esito finale certificato dall’autorità per la concorrenza dopo un approfondito esame svolto nell’ambito dell’inchiesta volta ad accertare l’eventuale sussistenza di accordi tra le principali compagnie Assicurative per aumentare le tariffe RCA in blocco, al fine di evitare la perdita di clienti a favore di un concorrente. Questo sarebbe stato, nell’ipotesi in cui fosse stato confermato, un atto contrario al principio di concorrenza e in quanto tale illecito, ovviamente ma l’Antitrust non ha rilevato elementi che potessero in qualche modo confermare questa ipotesi di condotta.

L’inchiesta era nata da dichiarazioni pubbliche, magari incaute, di due Top Manager di Generali e Unipol che facevano previsioni sulle prospettive di aumento delle tariffe, dichiarazioni che da più parti vennero lette come un’enunciazione finalizzata a determinare aumenti generalizzati e concordati tra le Compagnie. Molte le assicurazioni coinvolte nell’inchiesta che si chiusa in una bolla di sapone: UnipolSai, Allianz, Generali, Cattolica, AxA, Fata. A conclusioni concordanti con l’Antitrust era giunto anche l’Ivass il 3 Agosto, dichiarando di non aver trovato elementi nella sua inchiesta autonoma che andassero nella direzione di dimostrare un accordo di cartello tra le Assicurazioni.

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