Assicurazione: Risarcimento da danno terminale

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Se, ipoteticamente, un medico nell’esercizio della propria professione, per incuria o imperizia, provoca delle lesioni al paziente deve rispondere civilmente delle lesioni colpose procurate. E’ compito del paziente, però, provare il nesso tra lesioni e imperizia del medico e non sempre questo è semplice. Purtroppo è anche possibile che a seguito dei danni riportati la persona deceda e in questo caso per il medico può anche aprirsi una strada di giudizio penale. Le lesioni possono anche avvenire in altri ambiti e con altre modalità come potrebbe essere, ad esempio, un pugno a seguito del quale l’aggredito cade battendo il capo e riportando lesioni. In questo caso si parla di lesioni volontarie o colpose, secondo le modalità in cui il danno è generato.

In ogni caso il responsabile del danno è tenuto al risarcimento. Cosa accade, però, se la persona vittima di lesioni decede a distanza di tempo? Ha diritto, per lui gli eredi, al risarcimento per danno terminale? Una recente sentenza della Cassazione Civile Sez. III del 19/10/2016 n° 21060 ha determinato che il risarcimento spetta, anche se, a distanza di tempo dalle lesioni, avviene il decesso della vittima, naturalmente purché vi sia il nesso causale tra le lesioni riportate e la morte della persona.

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