Pensione integrativa stenta a partire tra i giovani

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L’evidente tendenza del sistema pensionistico pubblico ad aumentare sempre di più il divario tra l’entità della pensione e l’ultimo stipendio porta gli italiani sempre di più a considerare l’opportunità di aderire a qualche programma di pensione integrativa, al fine di cercare di mantenere il più possibile il tenore di vita, o meglio, di non soccombere alla miseria della pensione dopo una vita di lavoro: sopravvivere è la parola d’ordine e per questo tanti nostri connazionali lasciano l’Italia una volta ritirati dalla vita lavorativa. Recentemente il Presidente dell’INPS Boeri si è scagliato contro le troppe erogazioni pensionistiche ad italiani all’estero, trascurando, nelle sue analisi economiche, che le persone non lasciano il proprio Paese, gli affetti, gli amici e tutto ciò che fino a quel momento è stata la loro vita per un capriccio ma perché l’Italia non consente una vita dignitosa con le pensioni che eroga.

In questo quadro si registra un incremento delle pensioni integrative nel 2016 del 7,8% lordo che scende al 7,2 perché nel dato superiore sono considerate anche le sottoscrizioni di una stessa persona a più di un programma integrativo. Soltanto il 27% dei sottoscrittori ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni e questo preoccupa perché con la tendenza delle pensioni pubbliche, arrivare all’età pensionistica significherà aprire le porte a situazioni di disagio economico, quindi al ricorso a forme di sostegno sociale, negative per le persone e per lo stesso Stato che risparmia sulle pensioni ma contemporaneamente eroga denaro in altre forme.


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